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Vedi Giverny e coi fiori!

Giverny, a tre quarti d'ora di treno da Parigi (partenza da Gare Saint Lazare, si prende il treno per Dieppe e si scende a Vernon che dista 4 km da Giverny ed è collegato da un buon servizio navetta), è il ridente paesino che dette i natali al grande Claude Monet e che ha fatto di ciò la sua fortuna, nonché una delle sue primarie risorse economiche. Tutto a Giverny allude ai quadri del più geniale dei pittori impressionisti, perfino i tassisti parlano con una certa aria di sufficienza del museo d'arte americana sito anch'esso in paese invitando a lasciarlo perdere perché tanto non sarà certo all'altezza dell'arte del loro illustre concittadino. In omaggio al suo patrono, Giverny si ricopre di fiori e costituisce così uno dei pochi esempi al mondo di "natura che imita l'arte" (di solito avviene il contrario), infatti molti degli scorci ameni, delle aiuole fiorite e delle pergole verdeggianti sembrano fatti apposta per ricordare i quadri di Monet. Soggiornare o anche solo visitare Giverny in primavera è dunque un'esperienza bucolica assolutamente gradevole e rilassante. D'altro canto, se Monet ha dato tanto al suo paesino, Parigi gli ha portato via tutti i quadri. Vale la pena visitare la bellissima casa del pittore, oltre che il giardino e addirittura lo stagno delle ninfee con annesso il famoso ponticello "giapponese", ma i Monet esposti sono solo copie di mediocre fattura. Bellissime (e tantissime) invece le stampe di Hiroshige e di Utamaro di cui il buon intenditore oltre che artista amava circondarsi. Giverny si visita tranquillamente in una sola giornata, ma per chi volesse veramente rilassarsi consigliamo un Bed & Breakfast (le cosiddette "chambres d'hôtes") assolutamente unico. Si tratta dell'antico Moulin des Chennevières gestito dagli affabili coniugi Stéphanie e Gérard Guillemard. La particolarità del luogo consiste nel fatto che i due simpatici proprietari amano circondarsi di animali esotici; infatti nello splendido parco intorno al mulino scorazzano canguri, struzzi, alpache e maiali vietnamiti, di questi ultimi non si può proprio dire che scorazzino vista la mole che li rende più simili a comodini che a dei quadrupedi. I proprietari tengono a precisare che tale allevamento non ha secondi fini, qundi l'ospite può considerare la possibilità di cenare al mulino (la cosiddetta "table d'hôtes") senza temere di vedersi servire le suddette bestiole come pietanze. Il mulino si trova inoltre a due passi dal centro ed offre un ottimo punto di partenza per escursioni in bici, che i proprietari prestano senza problemi. Se struzzi e canguri poco si accordano con l'estetica "monetiana", c'è chi invece ha fatto di quest'ultima un ottimo acchiapparello per turisti un po' naif: attenzione a Claude Cambourg, il pittore che si qualifica da sè "peintre impressioniste" (pittore impressionista) scrivendolo a caratteri cubitali accanto alla vetrina del suo atelier, dove, tra l'altro, invita "eventuali acquirenti" a suonargli il campanello e ad entrare. Vale comunque la pena passarci davanti per vedere le sue foto mentre dipinge en plein air (e di piena ci ha pure la panza, sapientemente cammuffata sotto l'ampio grembiule da pittore d'altri tempi) immerso nella verzura. Se il sedicente impressionista del villaggio è un po' spocchioso, bisogna dire che gli altri abitanti sono affabili e molto ospitali con chi viene a visitare il loro simpatico paesino.

Il giardino di casa Monet

Lo stagno di Monet

Il Moulin de Chennevières e il suo parco

La grande tradizione impressionista incarnata
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Un articolo proposto da AltraParis

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